Benvenuto sul sito della Corte d'Appello di Salerno

Corte d'Appello di Salerno - Ministero della Giustizia

Corte d'Appello di Salerno
Ti trovi in:

News dallo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia

Dettaglio notizia

UNISA 5 febbraio 2024

Contenuto della notizia

News dallo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia -
a cura dell'Osservatorio www.slsg.unisa.it

Sentenza della Corte di giustizia del 16 gennaio 2024 – protezione internazionale – donne

Sulla base delle condizioni esistenti nel paese d’origine, possono essere considerate appartenenti a “un determinato gruppo sociale”, come “motivo di persecuzione” che può condurre al riconoscimento dello status di rifugiato, tanto le donne di tale paese nel loro insieme quanto gruppi più ristretti di donne che condividono una caratteristica comune supplementare. Così la Corte di giustizia interpreta l’articolo 10, par. 1, lett. d) della direttiva qualifiche (direttiva 2011/95/UE). Inoltre, ai sensi dell’articolo 9, par. 3, della medesima direttiva, qualora un richiedente alleghi il timore di essere perseguitato nel suo paese d’origine da soggetti non statuali, non è necessario stabilire un collegamento tra uno dei motivi di persecuzione menzionati all’articolo 10, paragrafo 1, e tali atti di persecuzione, se può essere stabilito un tale collegamento tra uno di detti motivi di persecuzione e la mancanza di protezione contro tali atti da parte dei soggetti che offrono protezione. Infine, la nozione di “danno grave” (art. 15, lettere a) e b) della direttiva 2011/95) ricomprende la minaccia effettiva, gravante sul richiedente, di essere ucciso o di subire atti di violenza da parte di un membro della sua famiglia o della sua comunità, a causa della presunta trasgressione di norme culturali, religiose o tradizionali; tale nozione può quindi condurre al riconoscimento dello status di protezione sussidiaria.

Testo integrale della sentenza

Sentenza della Corte di giustizia del 16 novembre 2023 – Regolamento Bruxelles I bis

Secondo l’articolo 24, punto 1, primo comma, del regolamento (UE) n. 1215/2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, «non rientra nella nozione di «locazioni di immobili», un contratto concluso tra un privato e un professionista del turismo con il quale quest’ultimo mette a disposizione, per un uso personale di breve durata, un alloggio per vacanze, situato in un villaggio turistico gestito da tale professionista, e che comporta, oltre alla cessione dell’uso di tale alloggio, un insieme di prestazioni di servizi fornite a un prezzo globale».

Testo integrale della sentenza

Sentenza della Corte di giustizia del 30 gennaio 2024 – conservazioni dati personali - reati

La Corte di giustizia precisa che l’art. 4, par. 1, lett. c) ed e), della direttiva (UE) 2016/680 relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI, in combinato disposto con gli artt. 5 e 10, con l’art. 13, par. 2, lett. b), e con l’art. 16, parr. 2 e 3, di tale direttiva, e alla luce degli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che prevede la conservazione da parte delle autorità di polizia a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, di dati personali, in particolare di dati biometrici e genetici, riguardanti persone che hanno subito una condanna penale definitiva per un reato doloso perseguibile d’ufficio, fino al decesso della persona interessata, anche in caso di riabilitazione di quest’ultima, senza porre a carico del titolare del trattamento l’obbligo di esaminare periodicamente se tale conservazione sia ancora necessaria, né riconoscere a detta persona il diritto alla cancellazione di tali dati, dal momento che la loro conservazione non è più necessaria rispetto alle finalità per le quali sono stati trattati, o, eventualmente, il diritto alla limitazione del loro trattamento.

Testo integrale della sentenza

di - Redazione
Torna a inizio pagina Collapse